Visconti Pininfarina Nanotech Stilografica

Visconti Pininfarina Nanotech
In occasione dell’85° anniversario di Pininfarina, Visconti e Pininfarina sono lieti di presentare l’evoluzione tecnologica della Pininfarina Carbongrafite.
Con Carbongrafite Visconti ha portato nella scrittura un materiale aerospaziale, grafite di carbonio monodirezionale, dalle caratteristiche tecnico estetiche uniche. Per la nuova penna Pininfarina è stata effettuata una ricerca nei materiali utilizzati nella FORMULA UNO.
Il materiale utilizzato per la Pininfarina Nanotech che si ottiene da un trattamento ai nanotubi di carbonio a diffusione, è inasportabile e garantisce performance talmente straordinarie da essere adottato dai principali team di Formula Uno.
La nuova Pininfarina non esaurisce le innovazioni nel materiale ma è stato anche riprogettato il meccanismo in ottica Kaizen, del miglioramento continuo.
“Innovazione, design e artigianalità di altissimo livello sono il biglietto da visita della collaborazione tra Visconti e Pininfarina” afferma Paolo Pininfarina, Presidente del Gruppo. “La continua ricerca sui materiali ha portato alla realizzazione della Pininfarina Nanotech, nuova espressione dei nostri valori condivisi”
Il materiale:
E’ il sogno di tutti i progettisti quello di poter disporre di un metallo leggero, con peso specifico 1/3 dell’acciaio, che sia più resistente alla corrosione del migliore acciaio inossidabile e più resistente all’usura abrasiva dell’acciaio temprato e magari con delle proprietà antibatteriche.
Infatti una drastica riduzione del peso (65% in meno rispetto all’acciaio), senza rinunciare ad una ottima consistenza meccanica, significa per tutti gli organi in movimento ridurre sia i consumi di energia che i fenomeni inerziali.
Ebbene, questo straordinario materiale innovativo è stato recentemente inventato da Nanoprom e denominato ADNC.
Esso è costituito da avional aereonautico trattato con nanotubi di carbonio e ioni di argento.
Visconti e Nanoprom hanno poi messo a punto la formula adattandola perfettamente alla scrittura, con le caratteristiche tipiche dei prodotti di lusso.
Proprietà Nanotech ADNC:
• Resistenza all’usura, 6 volte più duro dell’alluminio, 2 volte più dell’acciaio
• Resistenza alla corrosione, 20 volte superiore a qualsiasi metallo
• Basso coefficiente d’attrito, autolubrificazione del meccanismo
• Elevata conducibilità termica, quindi un elevato confort di scrittura
• Elevata capacità antistatica e assenza di fingertips
• Capacità di assorbire calore e di riemetterlo con onde ultra-infrarosse
• Elevata capacità antibatterica ed antimuffa (batteriostatico) quindi elevata sicurezza igienica
Caratteristiche tecniche:
Pininfarina Nanotech ha un meccanismo completamente rivisto.
La penna è più leggera consentendo quindi una migliore esperienza di scrittura.
Il corpo penna non è più a vite ma magnetico, il riempimento ed il cambio refill si effettuano molto più rapidamente e semplicemente grazie al fusto con chiusura magnetica.
Anche la pulizia risulta molto facilitata perché il pennino si può estrarre anche durante la fase di riempimento.
Un semplice click comunica sia l’apertura che la chiusura della penna.
Tutti gli accessori metallici sono in titanio.
La confezione è realizzata in Nanotech, lo stesso materiale della penna e ne richiama il meccanismo.
Il pennino “Flextouch”
Visconti ha appena inventato un nuovo sistema per gli appassionati di penne stilografiche.
Abbiamo realizzato, insieme alla nuova Pininfarina Nanotech, una grande versione “Flex” del nostro famoso pennino tubolare.
Questo pennino in Cromium® è sagomato in maniera diversa, quindi le punte sono molto più flessibili.
Sulle due parti del pennino è stato intagliato uno ?ZOT®? per permettere alle ali di lavorare verticalmente essendo molto più sensibile alla pressione applicata.
La forma del taglio denominata “ZOT®” è stata appositamente studiata e testata per reagire immediatamente alle diverse
posizioni della penna nella mano. Inoltre permette alle punte di lavorare in orizzontale avendo più spazio per aprirsi, permettendo così di aumentare l’afflusso di inchiostro.
Pininfarina Nanotech limited edition:
Edizione limitata a 930 stilografiche e 930 rollers
Materiale : Nanotech Avional, Titanio
Pennino: Tubolare Smartouch cromo 18 (EF-F-M-B-ST)
Caricamento: Converter
Confezione : Avional
Refill roller: Visconti rolling ceramic
Fonte [ www.novelli.it ]
Read MoreNewsF1 Inside Tech: l’importanza della ruota

In Formula 1, così come sugli sterrati dei Rally mondiali e sulle strade di tutti i giorni, sono le ruote, in collaborazione con gli pneumatici, ad essere il primo “organo di contatto” dell’autovettura con la superficie. Va da sé che ricoprano, perciò, un ruolo fondamentale nel determinarne la bontà di guidabilità e tenuta.
E proprio in Italia è nata ed ha base l’azienda leader del settore, OZ Racing.
Per ogni ingegnere d’autoveicoli, quella della riduzione delle masse non sospese costituisce una “battaglia” costante, necessaria per la ricerca d’un comportamento dinamico ed una tenuta di strada di livello superiore.
E questa lotta passa, inevitabilmente, anche attraverso la scelta di cerchi ruota sempre più leggeri e, al contempo, rigidi e resistenti, in modo tale da far funzionare al meglio, abbinandovisi alla perfezione, gli pneumatici.
Ed in Formula 1, così come nelle altre discipline del motore (Endurance, Rally, Motociclismo), questa è un’esigenza imprescindibile.

Photo NewsF1.it
E’ quindi fondamentale per i vari Team affidarsi a partner d’eccellenza del settore: e tanti ripongono la loro fiducia in OZ Racing, azienda che, nata nel 1971, da San Martino di Lupari (Padova), e presente da oltre 30 anni nel Motorsport, fornisce i suoi cerchi, a diverse squadre protagoniste delle discipline motoristiche, di tutto il mondo.
Basti pensare che, solo in Formula 1, OZ Racing fornisce Ferrari, Mercedes AMG, Red Bull, Renault Sport, principali team della categoria.

Cerchio OZ Racing della Mercedes W08 Eq Hybrid+. Photo NewsF1.it @Alessandro Sala
E proprio nella massima formula sono richieste, oltre alle sopracitate caratteristiche di leggerezza e rigidezza, anche altre “doti”, non meno importanti, come l’ottimizzazione aerodinamica del design, lo smaltimento del calore sprigionato dai freni e, in stretto concerto proprio con esso, il riscaldamento ottimale del cerchio, in modo da portare nella “corretta finestra d’utilizzo” gli pneumatici.

Cerchio OZ Racing anteriore della Red Bull RB13 con particolare del mozzo soffiante. Photo NewsF1.it @Alessandro Sala
A tal proposito, entra in gioco un’altra eccellenza italiana, la Nanoprom, che con le particolari vernici a base di Polysil esalta proprio questa specifica caratteristica di” veicolazione” del calore sui cerchi.

Particolare del cerchio OZ Racing della Ferrari SF70-H verniciato col Polysil di Nanoprom. Photo NewsF1.it @Alessandro Sala

Cerchio OZ Racing anteriore della Ferrari con mozzo soffiante e verniciatura Polysil. Photo NewsF1.it @Alessandro SalaUna sfida altamente demandante, quindi, quella dei cerchi di una Formula 1, che comporta uno stretto lavoro di co-progettazione tra team e fornitore: e proprio la fiducia riposta dai principali competitor del mondo delle corse in OZ Racing fa capire l’unicità dell’azienda padovana, che, attraverso le sfide delle competizioni, riesce a sviluppare e testare design e materiali, trasmettendo poi direttamente tutto il know-how acquisito nelle ruote delle auto di tutti i giorni, anche di quelle più “speciali” (le misure di cerchio disponibili spaziano dai 14” ai 22”, con innumerevoli tipologie di disegno e finiture differenti).

Cerchio posteriore OZ Racing della Renault R.S.17. Photo Newsf1.it @Alessandro Sala
Una realtà tutta italiana che, attraverso la qualità e l’innovazione, è riuscita a farsi strada a livello mondiale in un campo così cruciale come quello delle “ruote da corsa”.
di Giuseppe Saba (Twitter: @saba_giuseppe)
Fonte [ newsf1.it ]
Read MoreOstar race. Andrea Mura racconta la sua Ostar

La prima intervista rilasciata da Andrea Mura dopo la sua vittoria alla Ostar
Newport (USA) – Andrea Mura, il vincitore della Ostar 2017, è ancora negli Stati Uniti per i festeggiamenti della sua vittoria, ma ha voluto concedere a Solovelanet la sua prima intervista da vincitore.
La Ostar di Mura, come ci dirà lui stesso, è stata una regata dura nella quale ha dovuto affrontare ben tre burrasche di cui una molto intensa con venti superiori ai 50 nodi. Delle 21 barche partite da Plymouth il 29 maggio, solo 7 sono sopravvissute al trattamento che ha riservato loro l’Atlantico, le altre si sono dovute ritirare o sono state abbandonate in oceano.
Mura, vedendo arrivare la prima intensa depressione, ha subito deciso di salire a nord per scavallare rapidamente l’occhio della depressione e riscendere con venti favorevoli verso sud. Il navigatore sardo si è spinto sino al 56° grado di latitudine nord. Purtroppo, una volta passata la prima, altre due depressioni sono arrivate una dopo l’altra e Mura ha continuato a dover navigare di bolina.
Oltre ad Andrea Mura, in regata c’era anche un secondo italiano, Michele Zambelli che correva su di un Class 950, che però, quando ormai aveva quasi passato la terza burrasca, ha perso la chiglia ed è stato costretto ad attivare il suo Epirb. Sei ore dopo è stato salvato da un elicottero. Il giorno prima già ci erano stati 3 salvataggi da parte di elicotteri e navi, di quattro navigatori della Ostar.
Andrea Mura ha tagliato per primo il traguardo a Newport il 15 giugno con un tempo di 17 giorni, 4 ore e 6 minuti
SVN – Cosa è la Ostar.
A.M. – È la regata più dura del mondo, la più grande palestra per chi intende mettere alla prova se stesso e la propria barca. È una regata da fare contro vento, tutta di bolina in condizioni meteo estreme, una vera palestra. Questa poi, la peggiore di tutte.
SVN – Che cosa è successo.
A.M. – In questa edizione le condizioni del mare e del vento sono state proibitive. Abbiamo preso burrasca con vento sino a 50 nodi.
SVN – Hai avuto problemi.
A.M. – Problemi veri in realtà pochi. È caduta l’antenna del VHF ed ho avuto una perdita con il pistone idraulico che ha perso dell’olio. Avevo comunque un’antenna di rispetto e dell’olio di scorta e sono riuscito a sistemare tutto.
SVN – Ti è andata bene rispetto a molti altri che hanno abbandonato. Fortuna?
A.M. – No, non si tratta di fortuna ma di un lavoro capillare che ogni anno faccio sulla barca. Niente è lasciato al caso e verifico ogni bullone prima di intraprendere navigazioni di questo tipo. La preparazione e la cura del mezzo sono di fondamentale importanza quando si decide di affrontare situazioni così impegnative.
SVN – Hai vinto anche questa stavolta: onore al merito, ma eri senza avversari, cosa ne pensi.
A.M. – La Ostar è aperta a chiunque voglia dimostrare il suo valore. Io c’ero, l’avversario che purtroppo non sono riuscito a battere è il record di percorrenza e, a dirla tutta, in questa Ostar c’erano dei trimarani sulla carta più veloci di Vento di Sardegna.
SVN – Vento di Sardegna, una barca del 1997: va ancora bene.
A.M. – Per fermare Vento di Sardegna bisognerebbe buttarla contro gli scogli! La barca va bene, io la continuo ad aggiornare di continuo. Dal progetto originale ho fatto diverse modifiche, appendici e albero sono di nuova concezione. Il disegno di Felci era molto avanti per quegli anni, anche se, ad oggi, paga il fatto di essere stata costruita con materiali pesanti. Ora la stessa barca peserebbe molto meno e sarebbe molto più performante.
SVN – Prossimo appuntamento.
A.M. – Intendo partecipare alla Route du Rhum del prossimo anno e bissare il successo del 2010.
SVN – Hai vinto e, probabilmente, vincerai ancora, pensi anche di aver convinto.
A.M. – Penso di sì, ho avuto tantissimi riscontri da parte di tutti e molto tifo, questo mi ha fatto davvero piacere e mi incoraggia a continuare, ma non so se sono riuscito a convincere anche qualche sponsor.
SVN – Gli sponsor sono quelli che ti sono mancati per poter fare il Vendée Globe.
A.M. – Purtroppo sì e nella scorsa edizione ho mancato per poco l’obiettivo di potervi partecipare. Come ben sappiamo la situazione in Italia non è facile, la vela non è tenuta sufficientemente in considerazione e molti atleti riescono solo grazie alla copertura di enti quali, ad esempio, l’aeronautica. Per i privati è molto difficile.
SVN – Ci proverai comunque.
A.M. – Certo che sì, da buon sardo sono testardo! Il mio obiettivo è il Vendée Globe, datemi un Imoca 60 e alla prossima edizione sarò sulla linea di partenza!
17/giu/2017
Alessandro Balzani
Fonte [ solovela.net ]
Read MoreI Vincenti si Affidano a Nanoprom: Andrea Mura e Vento di Sardegna.
Testimonianza di Andrea Mura di Vento di Sardegna, sull’utilizzo del prodotto Polysil di Nanoprom.
Read MoreMahindra busca en la pintura el secreto para ganar

El uso del material Polysil ha beneficiado al equipo indio dentro de la Fórmula E a tener una mejor eficiencia aerodinámica.
En una serie donde el chasis es el mismo, son los detalles los que hacen la diferencia. En la Fórmula E, este año, la liberación de los motores ha generado una interesante investigación respecto a las unidades de potencia eléctricas, pero por otro lado, el chasis fabricado por Dallara y diseñado por Spark Racing Technology, debe seguir siendo idéntico.
En la búsqueda de hacer una diferencia se estudian todas las soluciones posibles para llevar a los dos pilotos del equipo Mahindra, Nick Heidfeld y Felix Rosenqvist a luchar por la victoria y el título. El equipo dirigido por Joan Orus en el campeonato 2016/17 es tercero en la clasificación de escuderías y ya ha acumulado en Hong Kong y Marrakech dos podios y una pole position en las dos primeras carreras, demostrando ser potenciales contendientes para eDams y Sébastien Buemi, defensores del título.
Mahindra parece apostar por la tecnología italiana: además de tener el motor eléctrico de Magneti Marelli, el equipo indio recurrió a Nanoprom para volver a pintar el coche.
¿Por qué? La razón es simple: para cazar dos pájaros de un tiro: saber ahorrar en el peso de la pintura sobre el coche y reducir la adherencia de suciedad y los residuos de goma en la carrocería.
Las cifras muestran que la adherencia de la goma se reduciría en un 80% en comparación con los productos convencionales, garantizando una mayor eficiencia aerodinámica durante toda la carrera. Hay, de hecho, adhesivos, pero todos ellos podrían haber afectado la resistencia aerodinámica de una forma.
El uso del material denominado Polysil Sport, ha sido experimentado por algunos equipos de Fórmula 1, y ha permitido a Falleti Gian Luca y Gabriele Tredozi ahorrar dos libras de peso en la pintura de todo el cuerpo del coche de Mahindra, que por reglamento debe alcanzar al menos 880 kilogramos (ocho kilogramos menos que el año pasado).
La nanotecnología desarrollada por Nanoprom ha atraído la atención de los técnicos de Mahindra quienes están haciendo uso del Polysil en los coches eléctricos. Ahora, tendremos que esperar más sorpresas en esta búsqueda por el rendimiento dentro de la serie.
[Fonte: lat.motorsport.com]
Read MoreFormula E: tutta la carrozzeria Mahindra è verniciata con il Polysil

Il team di Orus ha risparmiato 2 chili con la colorazione della carrozzeria delle monoposto effettuata dalla Nanoprom con il Polysil Sport Polish. L’azienda di Sassuolo vuole ampliar la collaborazione con Mahindra offrendo nuovi prodotti innovativi.
In un monomarca sono i dettagli a fare la differenza. In Formula E da quest’anno c’è la liberalizzazione dei motori che ha scatenato un’interessante ricerca sui propulsori elettrici, mentre dal punto di vista del telaio tutte le monoposto realizzate dalla Dallara su progetto della Spark Racing Technology, devono restare identiche.
E, allora, per cercare di fare la differenza si studiano tutte le soluzioni possibili per portare i due piloti Nick Heidfeld e Felix Rosenqvist a lottare per la vittoria e per il titolo. Il team diretto da Joan Orus nel campionato 2016/17 è terzo nella classifica a squadre e ha già collezionato a Hong Kong e Marrakesh due podi e una pole nelle prime due gare disputate, rivelando un potenziale molto interessante per cercare di mettere in difficoltà Sebastien Buemi, il campione in carica che si è già assicurato una tripletta.
La Mahindra per crescere sta scommettendo sulla tecnologia italiana: oltre a disporre del motore elettrico della Magneti Marelli, la Casa indiana si è rivolta alla Nanoprom di Sassuolo per riverniciare le monoposto.
Come mai? La ragione è semplice: per ottenere due piccioni con una fava. Vale a dire risparmiare il peso della vernice e ridurre l’adesione dello sporco e dei residui di gomma sulla carrozzeria.
I dati dicono che l’adesione dei murble di gomma si sarebbe ridotta dell’80% rispetto ai prodotti tradizionali, garantendo una maggiore efficienza aerodinamica nell’arco dell’intera gara. Non ci sono, infatti, adesivi, ma tutte le scritte sono state verniciate per cui anche la resistenza aerodinamica sarebbe risultata leggermente inferiore.
L’uso del Polysil Sport Polish, che è stato sperimentato da alcuni team di Formula 1 nei GP, ha permesso a Gian Luca Falleti e Gabriele Tredozi di risparmiare addirittura 2 chili di peso nella sola verniciatura dell’intera carrozzeria della Mahindra, una monoposto che per essere a regolamento deve arrivare ad almeno 880 kg (8 kg in meno rispetto alla scorsa edizione).
Le nanotecnologie sviluppate dalla Nanoprom hanno attratto l’attenzione dei tecnici Mahindra che ora stanno verificando quali potranno essere gli altri impieghi del Polysil sulla monoposto elettrica. Ci dobbiamo aspettare altre sorprese?
[ Fonte: it.motorsport.com ]
Read More




