Tecnologia con Nalucoat l’auto ancora più green
La cromatura decorativa è un trattamento utilizzato per dare un plus estetico ad ogni elemento rendendolo gradevole dal punto di vista estetico e resistente dal punto di vista funzionale.
E’ ampiamente applicato anche nel settore automotive sia su plastica che su metallo, in particolar modo sull’alluminio: maniglie tira-porta, paddle shift, inserti plancia e pannelli porta ed altri dettagli che possono generare una percezione di maggior valore.
La fase produttiva è però caratterizzata da una serie di aspetti che rendono questo processo non sostenibile oltre a non consentire il riciclo degli elementi sui quali viene applicato. Si pensi ai manufatti in alluminio, pur essendo un metallo riciclabile infinite volte, viene meno questa caratteristica fondamentale per via della presenza di sovrametalli che costringono o a processi di inversioni, altamente energivori, dispendiosi ed inquinanti, o allo smaltimento come rifiuto speciale.
Dal punto di vista della produzione si stima che siano necessari oltre 15 litri di acqua per metro quadro di superficie immersa, oltre che una grande quantità di energia elettrica, classificata come materia prima sotto forma di corrente continua a basso voltaggio ottenuta mediante raddrizzatori. Da ultimo l’energia termica utilizzata per mantenere le soluzioni operative a determinate temperature.
Ancora più importanti sono i prodotti chimici necessari a favorire il processo di elettrodeposizione e i metalli che si depositano, utilizzati sia in forma massiva che in forma di sali e composti.

Tra questi abbiamo il cromo esavalente, considerato uno dei più importanti e pericolosi inquinanti ambientali che, in caso di sversamenti accidentali, grazie all’elevata solubilità in acqua, può diffondersi in vaste aree. Si pensi alla famosa causa, intentata contro la Pacific Gas & Electric nel 1993, per la contaminazione con cromo esavalente delle acque della città di Hinkley in California per oltre 30 anni, oggetto della più grande azione legale condotta nel suo genere, capeggiata dalla Brockovich e da Ed Masry. Il colosso dell’energia è stato costretto a pagare il più grande risarcimento nella storia degli Stati Uniti: 333 milioni di dollari ai più di 600 residenti di Hinkley, episodio che ispirò nel 2000 il film “Erin Brockovich”.
Per legge è reso obbligatorio il passaggio alla variante di cromo detta trivalente (CrO3), meno tossica e dannosa. Ma anche per questa variante sono in corso importanti evoluzioni legislative, spinte dal Comitato Reach (in riferimento alla pubblicazione del 17 giugno 2022 da parte del CTACSub) che invitano ad applicare, laddove è possibile, alternative idonee a questo trattamento.
Conseguentemente, la mancata concessione dell’autorizzazione all’utilizzo anche dei composti di cromo trivalente, comporterebbe la completa compromissione della filiera a monte delle industrie produttrici ed assemblatrici. E’ quindi arrivato il momento in cui industrie e progettisti comincino a prepararsi, anche con l’ausilio di chi ha esperienze nel campo dei trattamenti alternativi.
Un contributo fondamentale allo sviluppo di queste soluzioni lo si deve a Gian Luca Falleti, interprete delle nanotecnologie nel mondo concreto della produzione industriale.
Falleti ci racconta della sua ultima innovazione il trattamento Nalucoat®, che trova applicazione anche nel settore automotive, seguendo ad esempio la filosofia sposata dal Gruppo Stellantis.
La DS7 è la prima auto definita “Chrome Detox”, ovvero che elimina i pezzi cromati sia all’interno che all’esterno, aggiunge Falleti: “non è però necessario privarsi dell’effetto estetico, basta eliminare le lavorazioni non sostenibili e che rendono i pezzi non riciclabili”.
Nel settore automotive non si sta lavorando solo sulla mobilità sostenibile ma anche sulla fabbricazione sostenibile, creando linee di sia di assemblaggio che di disassemblaggio (un nuovo paradigma che vediamo applicato già dal colosso della telefonia Apple) consentendo, agli assiemi a fine vita, di essere riciclati. Quindi ogni materiale ed ogni trattamento dovrà permettere il riciclo dei pezzi.
Da qui l’immediata necessità, da parte di tutta l’industria dell’automotive, di intervenire sui processi di fabbricazione attraverso l’utilizzo di tecnologie abilitanti come Nalucoat®, una valida e percorribile alternativa ai trattamenti di finitura tradizionali.

È una vernice il vaccino italiano contro il Covid

Di Michele Brambilla – 17 Ottobre 2022
L’invenzione di una piccola azienda chimica in provincia di Reggio Emilia rende inerte tutti i virus e i batteri che si poggiano sulle superfici. Così l’impresa di Gianluca Falleti per il 2022 e 2023 è la prima in Italia nel suo settore per crescita economica e la quarta in Europa
Fine febbraio 2020. Su un aereo che da Barcellona sta tornando in Italia ci sono tre persone: nel senso di tre in tutto. Solo tre passeggeri perché, anche se non sono ancora scattati i provvedimenti per chiudere tutto, il mondo si sta già fermando. Ci imbattiamo in parole e sigle fino a quel momento ignote a quasi tutti, e poi in altre parole desuete, e poi ancora in altre rimosse: coronavirus, Sars-CoV-2, Covid-19, lockdown, Ffp2, zone rosse, saturimetro, idrossiclorochina, epidemia, pandemia. Scopriamo un sentimento che neanche i nostri nonni in tempo di guerra avevano conosciuto, abituati com’erano alla vita grama: facciamo conoscenza con la paura. La paura collettiva. E che cosa fa più paura di ciò che è nuovo e incognito? Il virus è più sconosciuto delle bombe, la Spagnola e la peste sono ricordi di generazioni passate. Finirà il mondo? Ci estingueremo? A questo pensiamo tutti noi mentre quell’aereo torna in Italia carico di tre soli passeggeri.
Uno di questi tre che tornano da Barcellona si chiama Gianluca Falleti, in quel momento ha 44 anni, è nato a Sassuolo ed è il titolare di una piccola azienda da lui fondata nel 2000: la Nanoprom Chemicals. Cinque dipendenti, una bella sede nella zona industriale di Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia, frazione Sant’Antonino, al confine con il distretto della ceramica di Sassuolo. Insomma siamo in uno di quegli angoli della penisola che fanno tanto salire il nostro pil.
L’azienda produce un vetro molto sottile che viene “drogato” con vari materiali per essere adattato agli apparecchi tecnologici più sofisticati; fa vetrificazioni a freddo; inventa e produce le vernici più “leggere” del mondo. Una monoposto di Formula 1, per dire, viene verniciata con 250 grammi se opaca e 300 grammi se lucida. Per un elicottero della Curti di Castel Bolognese un tempo occorrevano otto chili di vernice, adesso bastano 800 grammi del prodotto ideato e fornito dalla Nanoprom. Vetri e vernici leggerissime: per un drone si è passati da 17 a 3,4 chilogrammi. E che cosa può fare un’azienda del genere contro il Covid?
“Su quell’aereo”, racconta Falleti, “pensavo a che cosa avrei potuto fare io per aiutare. A Barcellona avevo partecipato ai test delle F1 e presentato alcune plastiche con le nostre vernici; sono come pellicole che servono per colorare e proteggere le macchine durante le corse, per non fare aderire le polveri alla scocca, per attutire gli impatti con qualsiasi cosa possa salire dalla pista.
“Allora ho pensato: faccio una vernice da applicare a un’altra pellicola che protegga dai virus e dai batteri. Ma ho capito che era infattibile dal punto di vista burocratico: occorrevano troppe certificazioni. Non mi sono arreso, perché cerco di non fermarmi mai di fronte a una difficoltà. Ho investito 330.000 euro per creare uno staff che s’inventasse qualcosa per mettere in sicurezza case, uffici, scuola. E debbo ringraziare la Regione, che mi ha aiutato con 70.000 euro”.
Ed è così che è nata BV-Stop: la prima vernice al mondo anti Covid. Per la precisione: anti-tutti-i-virus, anti-tutti-i-batteri, anti muffe. “E’ una vernice invisibile, trasparente. Si passa con uno spray su tutte le superfici verniciabili ma anche sui tessuti. Per capirci: anche su una poltrona, su un cuscino, su un letto. Non si vede e non ha odori, anzi elimina gli odori provocati dai batteri. Con un litro si proteggono trenta metri quadrati”.
Ma come funziona? “Dopo trenta minuti il virus caduto su una superficie verniciata con BV-Stop diventa inerte al 99,9 per cento, e i batteri vengono distrutti”. Come si può esserne certi? “Con 6.700 sterline mi sono fatto fare in Gran Bretagna una lampada con bilanciamento luminoso che, con un raggio blu, permette di vedere dove ci sono i batteri, dove possono esserci e dove è già passata la vernice. Si controlla così il livello di protezione”. Quanto dura questa protezione? “Circa cinque anni. E se dura meno si può ripassare la vernice”.
Da un mese la BV-Stop è sul mercato. Primo acquirente il Comune di Casalgrande, che ha protetto con questo spray magico il suo Ufficio Anagrafe. Anche scuole e mense aziendali l’hanno ordinato. Un grande ospedale torinese lo sta valutando. Per ora questa vernice è unica al mondo: l’anno scorso è stata presentata domanda per il brevetto e non si ha notizia di obiezioni, il che viene considerato un buon segno. Intanto l’azienda è passata da cinque a nove dipendenti e il fatturato è salito a due milioni e settecentomila euro all’anno. Secondo la classifica del Financial Times, la piccola Nanoprom Chemicals di Casalgrande, provincia di Reggio Emilia, per il 2022 e 2023 è la prima azienda chimica italiana e la quarta in Europa per crescita economica.
Insomma questa è una storia di genio italiano. Una storia di quelle “come trasformare una crisi in un’opportunità”. Ma se pronunci questa frase Falleti ti fulmina con lo sguardo.
“Non ho usato il Covid per guadagnare o per far crescere l’azienda, glielo assicuro. Mio suocero è morto di Covid. E io di fronte a questa tragedia planetaria ho pensato se nel mio piccolo potevo dare una mano, se potevo inventarmi qualcosa. Mi chiedevo: ma davvero non posso fare nulla? Davvero siamo impotenti di fronte a questo nemico tanto minuscolo da essere invisibile? Che cosa posso fare per aiutare? Quando è arrivata la notizia del primo lockdown ero in montagna a sciare. Ricordo il senso di terrore di tutti. Sentivo un enorme vuoto. Ho due figli, e soprattutto chi ha figli ha avuto paura.
“Quando abbiamo messo a punto la vernice anti Covid volevo essere sicuro che funzionasse davvero. L’ho fatta testare a tre aziende e università di tre città diverse: Modena, Firenze, Chieti. Solo quando tutte e tre mi hanno dato la certificazione ho cominciato…”. A venderla? “A regalarla. Gliel’ho detto, è sul mercato solo da un mese. Prima l’ho donata alla Croce Rossa di Sassuolo, di Scandiano, di Maranello e di Casalgrande. Hanno protetto con BV-Stop le ambulanze. Poi sono passato alle scuole. Mi hanno chiesto di proteggerle dal Covid con la mia vernice, e io ho chiesto: ma voi da quanto tempo non imbiancate? In una scuola qui vicino a noi, che non nomino, mi hanno risposto: dal 1984. Si rende conto in che condizioni è la scuola italiana? Ma lei lo sa che le vernici, dopo qualche anno, diventano cancerogene se non vengono rimosse e sostituite? Se non si imbiancano i vecchi muri? A chi mi chiedeva il BV-Stop ho risposto: prima fate imbiancare, poi lo passo. E le assicuro che avrei potuto guadagnare subito centinaia di migliaia di euro se avessi fatto finta di niente, e passato la mia vernice anti Covid su quei muri verniciati l’ultima volta nel 1984. Oggi qualsiasi comune può usare i fondi europei contro il Covid per far riverniciare tutte le aule, e prepararsi poi per il BV-Stop.
“Fare i soldi con il Covid? C’è chi li ha fatti. Ci sono tanti che ci hanno marciato su. Per questo feci partire, qui nella nostra zona, il Progetto anti sciacallaggio. Quando vendevano le mascherine chirurgiche a due o tre euro l’una, io ne ho regalate più di centomila. E quelle che vendevo, le vendevo a 50 centesimi l’una, ben prima che questo fosse il prezzo imposto dallo stato. Se poi una famiglia aveva tre figli, il terzo aveva la mascherina gratis, e per i primi due il prezzo era quaranta centesimi”.
Anche sulle mascherine la piccola Nanoprom ha cercato di innovare. “Ho prodotto mascherine con un tessuto particolare: 45 per cento cellulosa e 55 per cento poliestere. Con queste mascherine l’acqua viene assorbita completamente e il virus diventa inerte in otto ore: così non c’è neppure bisogno di incenerirle. Le puoi buttare via tra i rifiuti normali. Ci hanno dato il premio Open Innovation delle piccole e medie imprese, per queste mascherine”.
Ora Falleti punta al riconoscimento di Nanoprom come impresa B-Corp, cioè a essere certificata come azienda che, oltre a inseguire il profitto, ha alti standard di performance sociali e ambientali. “Il 15 dicembre dell’anno scorso ci è arrivato il brevetto come unica azienda al mondo che sta offrendo un’alternativa all’uso della galvanica, la quale costringe a smaltire fra i rifiuti speciali. Abbiamo varato il progetto Nalucoat, che vuol dire utilizzare, invece della galvanica, un’altra tecnologia e materiali che possono essere riciclati al cento per cento. Il nostro business sta nella ricerca e nello sviluppo: vengono da noi aziende con delle richieste, e noi studiamo come aiutarle. Lavoriamo con la Formula 1 e con il Moto Gp, con la nautica, con i droni, con tutto: dai sommergibili ai satelliti”.
Funzionerà la vernice magica? Eliminerà davvero il Covid, e tutti gli altri virus, e tutti i batteri, e tutti i cattivi odori in case uffici fabbriche ospedali vetture? Arriverà il brevetto che certificherà l’ennesimo miracolo italiano? Intanto, questa è una storia di genio italiano. E da dove viene il nostro genio? Pupi Avati, grande regista, dice dall’aver sofferto e dall’aver saputo reagire. “Sono orfano di entrambi i genitori da quando avevo tredici anni”, racconta Falleti. “Da ragazzo facevo l’assicuratore, consegnavo pizze e lavavo automobili. Ho provato a dormire di nascosto nei bagni delle società di assicurazioni. Ma a 21 anni non mi sono comprato la macchina: mi sono comprato una casa”.
Stiamo per uscire. Ci chiede: “Ha bisogno di andare in bagno?” E perché no, alla mia età. “Ecco, allora le faccio vedere che cosa succede prima e dopo l’utilizzo di un bagno”. Poi entra con la sua lanterna magica, che illuminando di blu ci mostra dove sono i batteri, dove c’è la protezione della sua vernice anti-virus e anti-batteri, e dove invece bisogna ancora passarla. E’ contento come un bambino. Perché ha inventato qualcosa per fare i soldi? Chi conosce questi imprenditori, sa che non è il guadagno (che pure ci vuole, eccome, ed è giusto) a far felice chi intraprende un’opera. E’ il sentire che si è fatto qualcosa di nuovo, è il sentire che si è fatto qualcosa di utile per gli altri. “Quello che le ho raccontato è il 5 per cento di quello che ha fatto quest’azienda”, ci dice mentre ci accompagna al parcheggio. La sua azienda è fra quelle classificate nella categoria “Leader della crescita 2022” stilata dal Sole 24 Ore, con un tasso di crescita del 54,76 per cento.
Ecco, finché c’è gente così, basta parlare di paese finito. Basta piangere.
[Fonte: https://www.ilfoglio.it/] Read MoreNanoprom Chemicals, l’azienda reggiana che sconfigge il Covid con l’innovazione

17 Ottobre 2022
Saranno gli imprenditori e l’innovazione a salvare il mondo. Dopo aver scoperto la storia recente di Nanoprom Chemicals, l’azienda di Casalgande fondata da Gianluca Falleti, su Il Foglio non si può fare a meno di pensarlo. Attiva dal 2000, ha nove dipendenti e si occupa di fare vetrificazioni a freddo, ma anche di produrre vetri particolari per apparecchi tecnologici sofisticati e le vernici più leggere del mondo.
BV-Stop, la vernice anti-Covid di Nanoprom Chemicals
Quando è scoppiata la pandemia, Falletti si è chiesto, da imprenditore, cosa potesse fare per dare una mano. Allora ha deciso di investire ben 330mila euro per costruire uno staff con un solo obiettivo: inventare qualcosa che mettesse in sicurezza case, uffici e scuola. La Regione Emilia-Romagna, che aveva intravisto le potenzialità del progetto, aveva contribuito investendo ben 70mila euro. L’esito? È nata BV-Stop, la vernice che tiene lontani tuti i virus, batteri e muffe. Possiamo parlare quindi della prima vernice al mondo anti-Covid. Un risultato straordinario.
Come funziona BV-Stop
Si tratta di una vernice trasparente, utilizzabile anche sui tessuti, che non solo non ha odori, ma rimuove anche quelli provocati dai batteri. L’efficacia è quasi istantanea. Dopo trenta minuti dall’applicazione, i batteri sono sconfitti e il virus diventa inerte al 99,9%. Con un litro di BV-Stop si possono proteggere addirittura trenta metri quadrati di superficie, ma non è finita qui. La protezione dura ben cinque anni.
Da un mese questa vernice miracolosa è sul mercato e il brevetto è stato depositato, presto ci saranno notizie. Nel frattempo, iniziano ad arrivare gli acquirenti. Non solo mense aziendali e scuole, ma anche il comune stesso di Casalgrande lo stanno usando. Ed è solo l’inizio.
Mascherine innovative, ecco il premio Open Innovation
Nella prima fase della pandemia, inoltre, Nanoprom Chemicals ha prodotto delle mascherine innovative. Costituite al 45% di cellulosa e al 55% di poliestere, queste mascherine sono in grado di assorbire completamente l’acqua. Così facendo, il virus diventa inerte in otto ore e non c’è bisogno di incenerirle. Questa innovazione ha permesso all’azienda di Falleti di aggiudicarsi il premio Open Innovation delle piccole e medie imprese.
Numeri e prospettive di Nanoprom Chemicals
Leggendo la classifica del Financial Times si sobbalza. Nanoprom Chemicals, infatti, risulta essere la prima azienda chimica italiana e la quarta in Europa in termini di crescita economica considerando il 2022 e il 2023. Per niente male per una piccola azienda del reggiano che compare anche nel ranking “Leader della crescita 2022″del Sole 24 Ore. Il tasso di crescita, infatti, si attesta intorno al 54,76%.
Falleti ora vorrebbe che Nanoprom venisse riconosciuta come impresa B-Corp. La certificazione renderebbe ufficiale ciò che sul territorio già si sa: l’impresa non si limita a perseguire il profitto, ma si caratterizza per alti standard di performance sociali e ambientali. E questo va oltre alle innovazioni in campo sanitario, al progetto anti-sciacallaggio mirato ad evitare speculazioni sulle mascherine e a fornirle a prezzi accessibili. Per esempio, l’anno scorso un brevetto ha attestato che l’azienda fosse l’unica sul mercato a dare un’opzione alternativa alla galvanica. Grazie al progetto Nalucoat, nel quale ha puntato su tecnologia e materiali sostenibili, è possibile evitare di creare rifiuti speciali. Ennesima dimostrazione che il futuro è oggi e sono le imprese a renderlo possibile.
[Fonte: https://loccidentale.it/]Il nuovo processo LEBA 1974 con nanocoating di Nanoprom Chemicals garantisce la completa riciclabilità dell’alluminio
Da un’intervista con
Gian Luca Falleti – Nanoprom Chemicals (Sant’Antonino di Casalgrande, Reggio Emilia) gianluca@nanoprom.it Ivan Bonvini – LEBA 1974 (San Genesio ed Uniti, Pavia) ivanbonvini@leba.it
La società LEBA 1974, specializzata in trattamenti di finitura per alluminio e leghe leggere, ha realizzato il nuovo trattamento Nalucoat grazie al coating nanotecnologico Polysil, brevettato da Nanoprom Chemicals, e si propone come alternativa ecologica ai trattamenti superficiali tradizionali.
© Nanoprom Chemicals
Nanoprom Chemicals sviluppa nanomateriali a base di silicio applicati su tutte le superfici dalla fine degli anni Novanta.
Secondo ECHA, l’agenzia per le sostanze chimiche dell’Unione Europea, i nanomateriali sono “sostanze chimiche o materiali composti da particelle con almeno una delle dimensioni compresa tra 1 e 100 nanometri”. Ma la definizione non trova tutti concordi, perché, in molti casi, più che le dimensioni, a rappresentarne la peculiarità sono le funzioni innovative che i materiali assumono grazie alla presenza di questi nanomateriali. E’ proprio lo sviluppo di questa nanotecnologia applicata ai rivestimenti superficiali che ha caratterizzato il lavoro e il successo di Nanoprom Chemicals, azienda di Sant’Antonio di Casalgrande (RE) e che l’ha condotta oggi a mettere a punto una nuova applicazione, battezzata Nalucoat, in partnership con l’azienda LEBA 1974, start-up di San Genesio e Uniti (PV) in cui è convogliata l’esperienza di oltre 50 anni nell’ambito dei trattamenti superficiali di alluminio e leghe leggere in ottica ecosostenibile. “Già alla fine degli anni Novanta – spiega Gian Luca Falleti, CEO di Nanoprom – la nostra azienda ha iniziato a sviluppare nanomateriali a base di silicio applicati su tutte le superfici per cui la protezione risulta fondamentale: strutture a base polimerica, metalli, leghe e vetro. Il salto di qualità è avvenuto con l’industrializzazione da parte di una famosa multinazionale del packaging, del prodotto Polysil da noi
© Nanoprom Chemicals © LEBA 1974

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Gian Luca Falleti, CEO di Nanoprom Chemicals. Ivan Bonvini, CEO di LEBA 1974.

sviluppato e utilizzato tutt’oggi per la protezione dei suoi impianti produttivi presenti in tutto il mondo e realizzati in acciaio, alluminio e vetro”.
Dai sommergibili ai satelliti: una nanotecnologia premiata in tutti i settori

“Polysil – prosegue Falleti – possiede le stesse qualità del vetro. In questo modo tutte le superfici, siano esse in gelcoat, vetroresina, metallo o altri substrati, possono essere recuperate o preservate dall’usura, in modo analogo al materiale sul quale è depositato, garantendo un’ottima resistenza alla corrosione e un’elevata durezza. Inoltre, grazie alla riduzione della tensione superficiale che lo caratterizza, le superfici diventano resilienti allo sporco”. La potenzialità applicative di questo coating nanotecnologico sono pressochè infinite. “Dai sommergibili ai satelliti, dall’acqua all’aria, si tratta di una tecnologia applicabile a immersione o a spruzzo con dispositivi tradizionali o di ultima generazione su qualsiasi tipologia di prodotto e funzionalizzabile in base alle esigenze del cliente”. Grazie alla flessibilità di Polysil, nel corso della sua storia Nanoprom è stata premiata in diversi settori, dal navale all’aereonautica passando per l’automotive, la Formula Uno in particolare, l’alimentare, il militare e il packaging cosmetico, solo per citarne alcuni. “Con l’esperienza acquisita dalle svariate applicazioni di Polysil e con la collaborazione di LEBA 1974, abbiamo recentemente brevettato un’applicazione del coating nanotecnologico in grado di rivestire i manufatti in alluminio e funzionalizzarne la superficie, proponendosi come alternativa ecosostenibile ai trattamenti superficiali tradizionali come galvanica ed ossidazione anodica, e garantendo la riciclabilità al 100% dei pezzi trattati, oltre a un ciclo di verniciatura a 3 fasi snello, costituito da pre-coating, applicazione e polimerizzazione e privo di scarti”.
Caratteristiche e vantaggi di Nalucoat
“Come esperti di trattamenti superficiali ecosostenibili per alluminio e leghe leggere – interviene Ivan Bonvini, CEO di LEBA 1974 – cercavamo un rivestimento che mantenesse le caratteristiche di matericità di questo particolare metallo, ma che, allo stesso tempo, risultasse ecologico, sia in termini di consumo energetico sia in termini di scarti. Non abbiamo trovato nessun altro processo in grado di garantire l’ecosostenibilità e la riciclabilità del pezzo finito come il coating nanotecnologico di Nanoprom. Abbiamo quindi adottato nel nostro processo questo trattamento estetico–funzionale di finitura Simple Principle
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permanente, a bassissimo spessore, basato sul rivestimento nanocomposito, il cui elemento principale è il biossido di silicio proveniente dalla sabbia di quarzo, abbondantemente presente in natura, che consente di ottenere elementi completamente riciclabili e recuperabili”. “Uno dei vantaggi di questo nuovo processo – chiarisce Falleti – è determinato dal fatto che il componente rivestito con Nalucoat può essere immediatamente reintrodotto nel crogiolo di fusione per il riciclo e il recupero del metallo senza ulteriori trattamenti superficiali. Prosegue infatti Falleti: “Il biossido di silicio (SiO2) di cui è costituito il nostro prodotto, infatti, non influisce sulla lega primaria rifusa, variando in modo ininfluente la percentuale di titolazione del silicio. Non è sovraverniciabile, ma può essere fornito in tutte le tinte richieste. Collaboriamo infatti con i più importanti produttori di pigmenti per rispondere alle richieste più complesse e sviluppare nuovi effetti innovativi. Dopo il pretrattamento può essere applicato in un’unica mano a temperatura ambiente a spruzzo o a immersione, esattamente come le vernici tradizionali, polimerizzato con il 20% di umidità e risulta fuori polvere in 10 minuti, anche con 20 °C. I test che abbiamo effettuato ci garantiscono, infine, una resistenza che può arrivare anche a 700 ore in nebbia salina”.
Innovare dietro le quinte
Non solo la capacità di sviluppare una tecnologia nuova nell’ambito dei nanomateriali, ma anche il business model di Nanoprom hanno determinato il successo dell’azienda. “Siamo presenti in numerosi settori – conclude Falleti – ma non tutti ci conoscono perché il nostro obiettivo principale è quello di sviluppare una tecnologia che poi sarà il cliente a promuovere e diffondere. Solo nell’ambito militare, in quello aerospaziale e in Formula Uno interveniamo direttamente e, in genere, lo facciamo per risolvere con i nostri nanocoating le innumerevoli difficoltà generate dai trattamenti superficiali. Abbiamo aperto la via a sviluppi finora inimmaginabili, trovando soluzioni innovative per i produttori dei più svariati settori manifatturieri con una metodologia costantemente aggiornata e adattata di volta in volta dal cliente: finora abbiamo accettato e risolto ogni sfida che ci si è presentata e siamo pronti a farci mettere alla prova ogni giorno anche in futuro”.
© LEBA 1974 © LEBA 1974

LEBA 1974 ha realizzato il nuovo trattamento Nalucoat per alluminio grazie al coating nanotecnologico Polysil, brevettato da Nanoprom Chemicals.
Il componente rivestito con Nalucoat può essere immediatamente reintrodotto nel crogiolo di fusione per il riciclo e il recupero del metallo senza ulteriori trattamenti superficiali.

HIGHLIGHT OF THE MONTH
Vining Ivy è il Colore dell’Anno 2023 di PPG che influenzerà il design industriale
Alicia Cafardi
PPG Industrial Coatings, Pittsburgh –Stati Uniti acafardi@ppg.com
PPG ha presentato il Colore dell’Anno 2023: Vining Ivy è una nuova intensa tonalità di verde tra il verde-bosco e il verde-acqua.
PPG ha annunciato che ci si aspetta che il colore dell’anno 2023, Vining Ivy, influenzerà la direzione stilistica dei prodotti industriali e di consumo, tra cui articoli casalinghi, elettronica di consumo e mobili per l’ufficio. PPG ha anche annunciato una collezione colori chiamata Reflection composta da tre palette in coordinato. Vining Ivy riflette la predominanza globale del verde in tutto il mondo. È il secondo anno consecutivo che PPG seleziona una tonalità di verde e la terza negli ultimi cinque anni. Durante il workshop annuale sulle previsioni dei colori di tendenza e a seguito di un’approfondita analisi in 10 regioni del mondo dei trends dei settori automotive, elettronica di consumo, architettura e moda, gli stilisti del colore di PPG sono giunti a selezionare Vining Ivy. “Stiamo vedendo che il colore verde viene applicato su una gamma sempre più ampia di prodotti”, ha dichiarato Vanessa Peterson, PPG global color styling leader, Industrial Coatings. “Con la selezione del 2023 ci siamo sentiti in dovere di riconoscere la sua continua influenza, perché si è inserito nel mercato in modo così forte e potente”. Gli stilisti del colore di PPG ritengono che la predominanza di questa tonalità rifletta il continuo interesse per il biophilic design, una tendenza che incorpora la natura nella vita e negli spazi di tutti i giorni. “Il verde ha un’estetica rilassante ma moderna e simboleggia prosperità, freschezza e progresso”, ha detto Peterson. “Riflette perfettamente il nostro clima attuale”. Rispetto al colore dell’anno 2022 di PPG, Olive Sprig, un verde morbido desaturato, Vining Ivy ha una tonalità più profonda e satura, tra un verde-bosco intenso e un verde-acqua-blu. Vining Ivy offre ai designer
© Business Wire


di prodotti una tonalità versatile e lussuosa che si presta a una vasta gamma di applicazioni. “Per i mobili, l’uso del verde può essere rilassante sul posto di lavoro e aiutare i dipendenti a sentirsi a loro agio”, ha detto Peterson. “Se utilizzato nell’elettronica di consumo, il verde trasmette sicurezza e aiuta le persone a interagire con la tecnologia. Per gli articoli casalinghi, Vining Ivy combacia con vari colori alimentari e si coordina bene con l’acciaio inossidabile, dando un tocco di lusso alle cucine”. Il team globale di stilisti del colore di PPG ha selezionato anche una collezione colori composta da 45 tonalità coordinate che ruotano attorno al tema Reflection che si ispira all’apprezzamento condiviso – e crescente – per il minimalismo, il quieto design, la biofilia e il conforto. La collezione è suddivisa in tre uniche palette: Serenity, Origin e Duality. Con una delicata composizione di pastelli chiari, tonalità d’acqua e neutri caldi, Serenity riflette il desiderio di calma e solitudine in un mondo caotico e ispira un senso di rinnovamento e pace. Catturando l’autentica bellezza della natura, Origin coltiva un senso di meraviglia con tonalità organiche. Prestandosi a stili sia tradizionali che contemporanei, Duality è una disposizione di contrasti ed è un mezzo di espressione personale attraverso tonalità audaci e luminose, pastelli puliti e neutri forti. PPG Industrial Coatings ha realizzato un breve video che racconta la storia del tema Reflection attraverso le esperienze di una giovane donna che intraprende un viaggio di crescita e scoperta di sé.

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[Fonte: https://amp.issuu.com/ipcm/docs/ipcm_n_77_settembre_ottobre_it/s/16919783] Read More






